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Bere vino con moderazione fa bene, allo spirito e al corpo.

Bevanda socializzante per eccellenza, il vino, dato il suo contenuto di alcol, produce evidenti effetti disinibenti, euforizzanti e rilassanti; soddisfa il palato e la mente e la sua ampia disponibilità ne fa una bevanda “democratica” adatta alle osterie come ai salotti più raffinati.

Ma i possibili effetti positivi del consumo di vino, che deve comunque essere moderato, sono altri, tanto che ormai da anni su di essi si è concentrata l’attenzione degli scienziati che ne studiano gli effetti benefici. In particolar modo il vino appare indicato nella prevenzione delle malattie cardiocircolatorie che sono, come noto, la prima causa di mortalità nei paesi industrializzati. Famoso in questo ambito il cosiddetto “paradosso francese”. Questo termine è stato coniato quando i ricercatori si sono resi conto che in Francia c’è una percentuale di decessi per malattia cardiaca inferiore rispetto alle altro popolazioni europee, nonostante l’abitudine ad una dieta ricca di acidi grassi saturi di origine animale, derivati dall’uso costante di burro, panna e da un grande consumo di formaggi.

Grassi saturi e colesterolo favoriscono il formarsi delle placche ateromatose, responsabili, nel tempo, di accidenti cardiocircolatori. Senza perderci ad elencare voci a favore o contro la teoria del “paradosso francese” è, invece, interessante osservare le sostanze e i meccanismi attraverso i quali si esplicherebbe questo effetto protettivo. Che non si tratti di un effetto del solo alcol è dimostrato da una recente ricerca danese compiuta per ben 13 anni su un ampio gruppo di popolazione (6071 uomini e 7234 donne); i risultati indicano che un’assunzione bassa o moderata di vino è associata a una minore mortalità per malattie cardiovascolari. Un’assunzione simile di superalcolici, invece, aumenta il rischio mentre un’analoga assunzione di birra non produce alcun effetto.

Il vino, in sostanza

Se il vino dal punto di vista nutritivo è poco significativo, tranne che per l’apporto calorico, dato che proteine e lipidi sono pressochè assenti, non possiamo considerarlo una semplice miscela di acqua e alcol, ma piuttosto una soluzione idrocalorica nella quale sono disciolte numerosissime sostanze (se ne conoscono più di 250) responsabili di aroma, colore e gusto. Scarse le vitamine, sono invece presenti sali minerali come potassio, ferro, magnesio e calcio. Il profumo è determinato da pi di 200 composti odorosi che caratterizzano anche in modo rilevante un vino rispetto a un altro. I più importanti sono i terpeni come in linalolo, il geraniolo, il nerolo e il terpineolo.

Il sapore viene determinato dalla presenza di zuccheri, glicerolo e altri alcolici. Poi ancora troviamo acidi organici come l’acido tartarico, l’acido malico e l’acido citrico. Il colore di un vino è dovuto soprattutto alla presenza di polifenoli, rappresentati in maggior parte da antociani e da tannini nei vini rossi. Ed è al resveratrolo che vengono attribuite le tanto esaltate proprietà benefiche del vino, in particolare del vino rosso.

Da sempre utilizzato nella medicina tradizionale asiatica per curare i disturbi al cuore e al fegato, il resveratrolo svolge numerose attività. Come sostanza antinvecchiamento, è considerato un antiossidante; è attivo contro alcuni radicali liberi e impedisce l’ossidazione del colesterolo LDL. Questo primo effetto è quindi la motivazione di chi sostiene la sua efficacia contro l’invecchiamento e nella riduzione del rischio cardiovascolare. L’analogia della struttura chimica del resveratrolo con quella di un potente estrogeno sintetico ha suggerito la possibilità che possa funzionare come antagonista dell’attività ormonale, in particolare nell’impedire l’assorbimento di estrogeni.

Dal momento che questi complessi meccanismi sono coinvolti anche nella crescita delle cellule tumorali (per esempio in quelle del tumore al seno), alcune ricerche cercano di capire come sfruttare questa sostanza come possibile integratore della funzione antitumorale. E’ necessario però chiarire che tutti questi risultati si sono prodotti “in vitro”, vale a dire su colture cellulari e non su organismi superiori. Insomma, l’evidenza epidemologica e le ricerche autorevoli orientano chiaramente verso un moderato consumo di questa deliziosa bevanda. Ma quanto e quando berne?

E’ necessario puntualizzare che se l’uso moderato può far bene alla salute, sono altrettanto noti sia dal punto di vista sanitario ma, non di meno, sociale, i danni dell’abuso. Danni al fegato e al cervello, anoressia, malnutrizione si accompagnano drammaticamente a un consumo eccessivo, senza contare gli incidenti causati dalla perdita du lucidità e controllo. La regola giusta è: poco e buono. Come indicano le LInee guida per una sana e corretta alimentazione, tre bicchieri al giorno (due per le donne) sono un gustoso complemento a una dieta varia e leggera, la classica dieta mediterranea. A pasto, appunto, limitandone invece l’assunzione a stomaco vuoto perchè vengono amplificati gli effetti sul cervello. E poi, occhio alle dimensioni del bicchiere. Una dose media è all’incirca 150 grammi, il calssico bicchiere da cucina. Se però siete un cultore o un sommelier ben venga un ampio calice da degustazione, ma senza riempirlo fino all’orlo. Cin Cin!

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