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In Italia con la pizza, in America solo gelata, in Spagna come aperitivo, in Inghilterra per cena e per socializzare … la birra è una delle bevande più antiche e più complesse da creare, che rinnova di continuo il suo successo di vendite e consumi, con appassionati di tutto il mondo.


La storia della birra comincia da lontano, nell’antica Mesopotamia, dove 4500 anni prima di Cristo viene inventata - si dice - da una donna. Presso i Sumeri, diviene un consumo abituale ed equivalente di uno status symbol. Nell’alto Medioevo, la birra “entra in convento”. I monaci iniziano a produrre questa bevanda in maniera costante, codificando tecniche e norme igieniche.
In breve, la produzione aumenta nelle zone del Nord Europa, dove si preferisce coltivare l’orzo piuttosto che la vite, per la resistenza alle basse temperature.


L’inserimento del luppolo tra gli ingredienti permette di rendere la birra più aromatizzata e di facilitarne la conservazione. Ma non tutti l’apprezzano: in Inghilterra, dove i pub nascono già nel XIV secolo, si preferisce la birra senza luppolo della Ale. In Germania, la bevanda si diffonde ovunque e in tutte le classi sociali: nascono i mastri birrai e si moltiplicano le leggi sulla birra, fino al cosiddetto editto sulla purezza del 1516 che stabilisce che gli ingredienti devono essere solo malto, luppolo, lievito e acqua. Tra il ‘700 e l’800, la produzione viene rivoluzionata dalle scoperte scientifiche e dalla tecnica: vengono inventate la macchina per tostare il malto e quella per raffreddare il mosto; si introduce la lavorazione a bassa fermentazione e, infine, è di fondamentale importanza la scoperta dello scienziato Louis Pasteur, che permette di patorizzare la birra anche ad alta temperatura.


Ma com’è fatta la birra? Il procedimento è lungo e complesso, ma basato su ingredienti naturali: malto di cereali, acqua, lievito, luppolo. Il malto è di solito di orzo, di varietà coltivate appositamente per la birra, ma può essere fatto anche con frumento, segale o avena. L’acqua è un ingrediente fondamentale: in passato le birrerie nascevano vicino alle sorgenti proprio per poter sfruttare la peculiari caratteristiche dell’acqua, che oggi vengono create con particolari processi. Ma l’ingrediente che determina tutte le caratteristiche della birra è il lievito: influenza il tipo di fermentazione, la spuma, il corpo e gli aromi.
I tipi di fermentazione sono due: alta o bassa, in base, tra l’altro, alla posizione del lievito nella vasca durante la fermentazione. Questo determina anche la classica differenza fra birre cosiddette scure e chiare: l’alta fermentazione è ottenuta con il lievito Saccharomyces Carlsbergenis, che produce la birra chiara.


Alcune varietà di birre chiare sono la Bock, prodotta in inverno per festeggiare l’arrivo della primavera e l’India Pale Ale, il cui nome è legato alle colonie inglesi. Proprio in quelle zone, nei secoli passati, era particolarmente diffusa la birra chiara, prodotta con molto luppolo che ne permetteva la lunga conservazione (erano infatti almeno tre i mesi di viaggio necessari per arrivare fino a Calcutta). Altre “classiche” birre chiare sono le Pils (di origine boema), dal colore chiaro o dorato e dal gusto amaro pronunciato. Meno amare e più maltate sono invece le Hell tipiche bavaresi. Ma la sperimentazione di diverse quantità di malto, luppolo e la ricerca di aromi diversi fanno della birra una bevanda in continua evoluzione, ottima per pasteggiare, ma anche un ingrediente di tante gustose ricette, in abbinamento con carne, pesce, dolci e frittelle.

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