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Il Veneto è la prima regione in Italia per la produzione di vino: capolavori nel calice per tutte le occasioni.


C’è un’intera zona del Veneto, quella che va dal Veronese alla marca Trevigiana, che è denominata, visivamente e culturalmente, dal vigneto: una terra in cui la vite e i grappoli sono una costante nel paesaggio. Questo perchè i frati che dal Medioevo si impegnarono nella bonifica e nella coltivazione di quelle zone diedero un forte impulso alla viticultura. Ma l’uva continuò ad avere importanza anche nell’età comunale e poi ancora quando tutto apparteneva alla Serenissima, allorchè il dominio dei dogi veneziani era indiscusso e i loro traffici portavano nell’entroterra le uve delle colonie.


Poi, qualche secolo dopo, e siamo già all’Ottocento, arrivano anche i vitigni francesi. Il resto è storia recente, è sviluppo in senso moderno, è anche ricchezza e poi crisi. Attualmente la viticultura veneta si segnala per grande produzione, esportazione e negli ultimi tempi ricerca della qualità. Se fosse necessario dare una definizione immediata del panorama vinicolo della regione, sarebbe la varietà la caratteristica più immediatamente percepibile. Verso ovest, intorno cioè al lago di Garda, arrivano sentori di viticoltura lombarda, che si stemperano nella valle dell’Adige con vini di aromi trentini, fino alle colline del Recioto e ai loro vini, e alla Valpolicella, con Soave e Gambellara: tutti nomi di luoghi e di vini. Verso Vicenza incontriamo il Durello e oltre il Piave inizia la terra del Prosecco. Andando verso est ci si avvicina all’Adriatico, il paesaggio si appiattisce, solo dolci colline lo interrompono di tanto in tanto: la vite c’è ancora e anticipa nelle tipologie quella friulana.



Protagonisti nel calice



E’ il Merlot il protagonista più significativo della viticultura veneta, seguito da Garganera e Prosecco; ecco poi Corvina e Rondinella e ancora tutti i vitigni d’importazione: Chardonnay, Pinot bianco e grigio, Riesling e Sauvignon tra i bianchi; Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero tra i rossi. Passando ai numeri, per quanto riguarda la produzione delle doc (ben 20 in tutta la regione, un vero record), il Veneto è primo in Italia con oltre due milioni di ettolitri, pari al 20% del totale nazionale.


Di queste produzioni, quindici sono esclusive, cinque sono condivise con le regioni confinanti. Completano la rassegna una decina di igt. Altissima la percentuale di vini destinati ai mercati esteri, più dei due terzi sono conosciuti oltreconfine. Un ultimo, significativo dato: la solo provincia di Verona produce quanto il Piemonte e più della Toscana. E’ forse per questo che nel capoluogo si tiene annualmente il Vinitaly, una delle più grandi manifestazioni dedicata al vino?



A ciascuno il suo



Ma guardiamo più da vicino i frutti di questa ricchissima produzione, che sono in grado di accontentare pienamente le esigenze della varie fasce di consumatori e si distinguono generalmente per un buon rapporto qualità/prezzo. Per cominciare con l’aperitivo ecco un famoso spumante, il prosecco di Conegliano Valdobbiadene, adatto anche ad antipasti e a pranzi leggeri; la sua versione più nobile, il Cartizze, può accompagnare tutto il pasto, dai frutti di mare ai dolci senza creme. Per l’antipasto e piatti a base di verdure molto adatto è il Durello dei Monti Lessini, un bianco dai profumi delicati; mentre per antipasti e piatti a base di molluschi e crostacei ecco il Bianco di Custoza, il Soave o il Breganze; il secondo, nella versione Superiore, accompagna bene carni bianche, pollame e pesci.


Il Bardolino, un rosso molto versatile, nelle sue varie accezioni, è adatto a piatti diversi: il Chiaretto a carni tenere o pesci di lago, il Superiore e il Classico Superiore a piatti di carne più robusta. Valpolicella, Valpolicella Superiore e Valpolicella Amarone, variazioni di metodo e invecchiamento sul tema degli stessi vitigni, si apprezzano soprattutto con ragù, carni rosse, cacciagione, formaggi stagionati, insomma piatti forti. E per finire un Tarcolato, un Recioto di Soave, un Recioto di Valpolicella cheben si adattano a torte fatte in casa, dolci al cioccolato, pasticceria secca o, perchè no, a formaggi erborinati lievemente piccanti.

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