asparagi

INGREDIENTI

    Per 6 persone

  • 1,4 kg di asparagi
  • 350 gr di burro
  • 4 tuorli
  • 2 cucchiai di aceto bianco
  • 2 cucchiai di vino bianco
  • alloro
  • 1 scalogno
  • pepe in grani
  • sale grosso
  • sale fino

PREPARAZIONE

Pulite gli asparagi, legateli a mazzetto e immergeteli per metà in acqua bollente salata. Cuoceteli coperti per circa 15 minuti dal bollore.
Sbucciate lo scalogno e tagliatelo in 2-3 tocchi. Portate a bollore l’aceto con il vino, 2 cucchiai d’acqua, lo scalogno, un pizzico di sale, 4 grani di pepe e una foglia di alloro.
Fate ridurre della metà a fuoco vivo(occorrono circa 5 minuti), quindi spegnete e filtrate il liquido attraverso un colino (è adatto quello per il tè), in modo da trattenere scalogno, pepe e alloro.
Allungate la riduzione di aceto e vino bianco così ottenuta con 2 cucchiai di acqua tiepida.
Mettete i tuorli in una ciotola. Immergete la ciotola in una casseruola con 2-3 dita d’acqua bollente.
Portate il tutto sul fuoco dolcissimo e iniziate a sbattere i tuorli con una frusta a mano unendovi lentamente, a filo, la riduzione di aceto e vino.
Non appena la salsa comincia a essere vellutata incorporatevi, sempre lavorando con la frusta, il burro, dopo averlo fuso in un pentolino a fuoco dolcissimo.
Quando la salsa (chi chiamiamo olandese) è liscia e omogenea, versatela sugli asparagi ancora caldi e portate immediatamente in tavola.

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Marchese Adorno

Quattro rossi e due bianchi sono il patrimonio di un’azienda dell’Oltrepò Pavese, che prende il nome dal proprietario, il Marchese Adorno.

‹‹La nostra ragion d’essere è produrre vini d’eccellenza. La molla che ci spinge è l’amore per questo prodotto che affascina e appassiona, complesso e difficile da trattare, con un carattere, perchè no, “femminile”››. Marcello Cattaneo Adorno, uomo riservato, riflessivo e schivo, non ha dubbi: fare vino è un atto d’amore, in primo luogo per la terra dal quale nasce, in questo caso l’Oltrepò Pavese, territorio dove la casata genovese dei Marchesi Adorno arriva nal 1834, dopo aver varcato l’Appennino ligure alla ricerca di un luogo dove coltivare la vite.

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Bere vino con moderazione fa bene, allo spirito e al corpo.

Bevanda socializzante per eccellenza, il vino, dato il suo contenuto di alcol, produce evidenti effetti disinibenti, euforizzanti e rilassanti; soddisfa il palato e la mente e la sua ampia disponibilità ne fa una bevanda “democratica” adatta alle osterie come ai salotti più raffinati.

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La bella stagione, il caldo, i cibi leggeri, favoriscono il consumo di vini bianchi.

Con il caldo e la bella stagione aumenta il consumo di vini bianchi. Non è ovviamente solo una questione di abitudine: più le portate tendono a snellirsi, a raffreddarsi, a piegarsi all’esigenza di un mangiare più agile, più fresco, più ci si allontana dai rossi, nella maggior parte dei casi più adatti a pietanze più strutturate, più calde, da stagione autunnale e invernale.

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Il Veneto è la prima regione in Italia per la produzione di vino: capolavori nel calice per tutte le occasioni.


C’è un’intera zona del Veneto, quella che va dal Veronese alla marca Trevigiana, che è denominata, visivamente e culturalmente, dal vigneto: una terra in cui la vite e i grappoli sono una costante nel paesaggio. Questo perchè i frati che dal Medioevo si impegnarono nella bonifica e nella coltivazione di quelle zone diedero un forte impulso alla viticultura. Ma l’uva continuò ad avere importanza anche nell’età comunale e poi ancora quando tutto apparteneva alla Serenissima, allorchè il dominio dei dogi veneziani era indiscusso e i loro traffici portavano nell’entroterra le uve delle colonie.


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